OniScire....a mente libera...
domenica 18 novembre 2012
Contro questo euro e questa Europa: Diffidare sempre di chi dice "la colpa è del debit...
Contro questo euro e questa Europa: Diffidare sempre di chi dice "la colpa è del debit...: La locuzione "debito pubblico" è entrata prepotentemente nella nostra vita quotidiana. Da quando la crisi dei subprime americana del 2007 ha...
venerdì 3 agosto 2012
Mi chiamo Bersani e sono onnivoro.
Quale dovrebbe essere la mission di Bersani? Cercare consensi. Costruire solide alleanze. Quale sembra essere l'attuale scopo del leader PD? Rimanere a galla.
Una facciata stucchevole. Un campo preparato per retroguardie che lo pilotano come una marionetta. Difatti è un “leader” costretto a convivere con anime eterogenee del suo partito, colpevoli di innumerevoli oltrechè storici e attuali errori politici. Uomini che, come lui e insieme a lui, hanno circumnavigato e avvallato la storia politica degli ultimi nostri anni. Individui che di certo non hanno brillato per acume politico, onestà e senso dello Stato. Loro che hanno manovrato l’Italia e gli italiani come dei burattini. A proprio personale piacimento.
Ma all'orizzonte forse qualcosa sta cambiando. Soprattutto i giovani si sono resi conto delle loro incompetenze. Hanno capito che di loro non bisogna più fidarsi.
Ora che le nuove genarazioni hanno visto che i loro riferimenti dirigenziali e politici hanno il medesimo minimo comun denominatore: interessi da mantenere. Per se e per i loro padroni finanziatori. Mastri burattinai di prim ordine.
Utilizzando la definizione di follia data da Einstein, il quale affermava che la follia stessa non è altro che aspettarsi, da medesime azioni, risultati diversi, è possibile confezionarla su misura di Bersani, del suo entourage. E' follia aspettarsi che le medesime persone che hanno combinato disastri e dissesti, possano rimettere in ordine le cose. Impossibile attendersi che risolvano la crisi debito, che combattano la corruzione e l'evasione, e che affrontino le tante battaglie che separano l'Italia dalla reale civiltà. Che non è quella di possedere un Iphone.
Bersani non si distingue da quelli che sono attorno a lui. Chi si sente veramente diverso, abbia la fermezza e la capacità di staccarsi non con un semplice “Io non ci sto”. Ma un categorico «io me ne vado». Ecco come cambiare veramente registro.
Capire che gli italiani sono stanchi di essere presi in giro e che vogliono reagire. Bersani non lo ha ancora capito.
Forse prende tempo. Infatti sembra cercare alleanze con chiunque. Anche con quelli con cui non può condividere scelte politiche (vedi Fli) opposte alle sue (ipotizzando che le abbia visto la mancanza di riscontri concreti). Alleanze con persone poco affidabili dando in cambio parole vaghe. Un bersanitologo onnivoro, onnipresente. Che tutto mangia e digerisce.
Chiedendo al popolo di digiunare. Pronto a rivendicare le proprie scelte come le migliori in assoluto. Un uomo che, come quelli intorno a lui (di qualsiasi credo politico)vogliono sopravvivere al loro potere temporale e vogliono un p(a)osto glorioso nella storia.
Essi rispecchiano ciò che manca nel nostro paese. Il coraggio. Nel bene e nel male. Nel secondo caso, quello riguardante il politico piacentino (e per tantissimi altri), la possibilità o forse il dovere di ritirarsi da un campo ove la propria inettitudine risulta essere lampante.
Una facciata stucchevole. Un campo preparato per retroguardie che lo pilotano come una marionetta. Difatti è un “leader” costretto a convivere con anime eterogenee del suo partito, colpevoli di innumerevoli oltrechè storici e attuali errori politici. Uomini che, come lui e insieme a lui, hanno circumnavigato e avvallato la storia politica degli ultimi nostri anni. Individui che di certo non hanno brillato per acume politico, onestà e senso dello Stato. Loro che hanno manovrato l’Italia e gli italiani come dei burattini. A proprio personale piacimento.
Ma all'orizzonte forse qualcosa sta cambiando. Soprattutto i giovani si sono resi conto delle loro incompetenze. Hanno capito che di loro non bisogna più fidarsi.
Ora che le nuove genarazioni hanno visto che i loro riferimenti dirigenziali e politici hanno il medesimo minimo comun denominatore: interessi da mantenere. Per se e per i loro padroni finanziatori. Mastri burattinai di prim ordine.
Utilizzando la definizione di follia data da Einstein, il quale affermava che la follia stessa non è altro che aspettarsi, da medesime azioni, risultati diversi, è possibile confezionarla su misura di Bersani, del suo entourage. E' follia aspettarsi che le medesime persone che hanno combinato disastri e dissesti, possano rimettere in ordine le cose. Impossibile attendersi che risolvano la crisi debito, che combattano la corruzione e l'evasione, e che affrontino le tante battaglie che separano l'Italia dalla reale civiltà. Che non è quella di possedere un Iphone.
Bersani non si distingue da quelli che sono attorno a lui. Chi si sente veramente diverso, abbia la fermezza e la capacità di staccarsi non con un semplice “Io non ci sto”. Ma un categorico «io me ne vado». Ecco come cambiare veramente registro.
Capire che gli italiani sono stanchi di essere presi in giro e che vogliono reagire. Bersani non lo ha ancora capito.
Forse prende tempo. Infatti sembra cercare alleanze con chiunque. Anche con quelli con cui non può condividere scelte politiche (vedi Fli) opposte alle sue (ipotizzando che le abbia visto la mancanza di riscontri concreti). Alleanze con persone poco affidabili dando in cambio parole vaghe. Un bersanitologo onnivoro, onnipresente. Che tutto mangia e digerisce.
Chiedendo al popolo di digiunare. Pronto a rivendicare le proprie scelte come le migliori in assoluto. Un uomo che, come quelli intorno a lui (di qualsiasi credo politico)vogliono sopravvivere al loro potere temporale e vogliono un p(a)osto glorioso nella storia.
Essi rispecchiano ciò che manca nel nostro paese. Il coraggio. Nel bene e nel male. Nel secondo caso, quello riguardante il politico piacentino (e per tantissimi altri), la possibilità o forse il dovere di ritirarsi da un campo ove la propria inettitudine risulta essere lampante.
I figli al vaglio della storia.
Ciò che il buon Monti ha continuato ad affermare, in maniera supponente, è che l’Italia era in grado di farcela da sola, senza aver aiuti economici. Ora sta diventando un potremmo aver bisogno che potrebbe sfociare, nel breve periodo, in un abbiamo bisogno di soldi per uscire dalla crisi del debito. Ovviamente la condizione è quella di fare sacrifici maggiori. Vedi Grecia e Spagna. Sforzi chiamati tagli o spending review, tanto per addolcire un po la pillola. Non sanno più cosa fare e, probabilmente, incominciano a non sapere più cosa dire.
Il professor Monti è un professore rigido e teorico. Un semplice ma davastante tecnocrate che mette in pratica ciò che c'è scritto sui libri. Nè più nè meno. Il problema è che se ricevesse uno stipendio, come un normale dipendente (quale dovrebbe essere teoricamente), avrebbe una finanza precaria (mal gestita) anche nella vita privata. Possibile un crac casalingo.
La verità è che, oramai da molti decenni, la classe politica e dirigenziale ha proseguito sul percorso della creazione di una nuova classe verticistica qualitativamente sempre più bassa e, guaio più grande , molto più corruttibile e quindi corrotta. Di semplice manovrabilità. Difatti i risultati sono evidenti a tutti. Sono catastrofici. Frutto di una capacità manageriale di infimo valore morale, etico e professionale.
Un sistema dirigenziale e politico che ci piloterà all’autodistruzione.
L’unica nostra potenziale salvezza dovremmo porla non nelle nuove sigle politiche (con i gli stessi manovratori se non addirittura con le medesime facce) ma guardare ai nuovi volti che si affacciano sulla scena e che vogliono distinguersi senza farsi risucchiare dal vecchio.
L’unica nostra salvezza sarà un popolo cosciente e presente. Che partecipi a cancellare per sempre, dalla lista della storia, quei nomi che hanno prosciugato la vita di noi tutti.
Una classe politica nuova che nasca rapidamente prima che l’esistente la plagi. Una nuova classe politica che cancelli dalla storia la corruzione che endemicamente ha attraversato 2000 anni. Dalla grande Roma fino ad oggi.
Che porti a realizzare ciò che desideriamo ma che non pratichiamo.
Che vorremmo per i nostri figli ma che non esercitiamo abbastanza per loro.
Ma questo popolo è davvero pronto al riscatto morale?
Questo popolo è davvero disposto a riabilitare l’Etica?
E’ davvero deciso a redimere la classe al comando, disonorevole e vincolata alla sola logica del proprio interesse, sia i loro subalterni, cioè noi tutti?
ha disonorato e vincolato ai soli interessi?
E’davvero così desideroso di riconquistare un virtuoso processo di riabilitazione etico-morale?
I nostri figli attendono. La nostra unica speranza è che diventino migliori di noi. Incodizionatamente e indissolubilmente migliori di noi.
Il professor Monti è un professore rigido e teorico. Un semplice ma davastante tecnocrate che mette in pratica ciò che c'è scritto sui libri. Nè più nè meno. Il problema è che se ricevesse uno stipendio, come un normale dipendente (quale dovrebbe essere teoricamente), avrebbe una finanza precaria (mal gestita) anche nella vita privata. Possibile un crac casalingo.
La verità è che, oramai da molti decenni, la classe politica e dirigenziale ha proseguito sul percorso della creazione di una nuova classe verticistica qualitativamente sempre più bassa e, guaio più grande , molto più corruttibile e quindi corrotta. Di semplice manovrabilità. Difatti i risultati sono evidenti a tutti. Sono catastrofici. Frutto di una capacità manageriale di infimo valore morale, etico e professionale.
Un sistema dirigenziale e politico che ci piloterà all’autodistruzione.
L’unica nostra potenziale salvezza dovremmo porla non nelle nuove sigle politiche (con i gli stessi manovratori se non addirittura con le medesime facce) ma guardare ai nuovi volti che si affacciano sulla scena e che vogliono distinguersi senza farsi risucchiare dal vecchio.
L’unica nostra salvezza sarà un popolo cosciente e presente. Che partecipi a cancellare per sempre, dalla lista della storia, quei nomi che hanno prosciugato la vita di noi tutti.
Una classe politica nuova che nasca rapidamente prima che l’esistente la plagi. Una nuova classe politica che cancelli dalla storia la corruzione che endemicamente ha attraversato 2000 anni. Dalla grande Roma fino ad oggi.
Che porti a realizzare ciò che desideriamo ma che non pratichiamo.
Che vorremmo per i nostri figli ma che non esercitiamo abbastanza per loro.
Ma questo popolo è davvero pronto al riscatto morale?
Questo popolo è davvero disposto a riabilitare l’Etica?
E’ davvero deciso a redimere la classe al comando, disonorevole e vincolata alla sola logica del proprio interesse, sia i loro subalterni, cioè noi tutti?
ha disonorato e vincolato ai soli interessi?
E’davvero così desideroso di riconquistare un virtuoso processo di riabilitazione etico-morale?
I nostri figli attendono. La nostra unica speranza è che diventino migliori di noi. Incodizionatamente e indissolubilmente migliori di noi.
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giovedì 2 agosto 2012
Sanità vs. Istruzione. E' Guerra?
Con l'avvento della crisi è evidente che le risorse che si hanno a disposizione sono minori a fronte delle immutate voci di spesa. Il caso italiano presenta un rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo (il cosidetto rapporto debito-PIL) pari a 120%. Ovvero lo Stato spende, durante l'anno, il 20% in più di quanto produce. Due sono sostanzialmente le politiche attuabili. L'una l'opposta dell'altra.
Agire tramite politiche espansive, volte a far ripartire la domanda e quindi spostare la curva IS Keynesiana verso dx, oppure quella tanto amata dai nostri politici. Aspettare tempi migliori. Magari dopo il proprio pre-pre-pre pensionamento da parlamentare.
Le spending review, termine nobile inglese che in realtà potrebbe celare l'annientamento dello stato sociale, è iniziata ben prima dell'arrivo del Professor Monti. Il problema è che l'abbattimento dei costi è stato effettuato con estrema e viziata dovizia di particolare. Infatti risulta evidente come le due importanti voci della spesa pubblica come sanità e istruzione abbiano avuto un'occhio di riguardo totalmente diverso. Nel comparto istruzione troviamo infatti la riforma Gelmini che è stata fatta passare attraverso una parola meritoria, per l'appunto meritocrazia, la quale è stata usata come specchietto per le allodole, che oltretutto saremmo noi, dalla Gelmini e il suo governo. Il risultato è stato quello di ridurre ulteriormente l'investimento per costruire l'eccellenza che, negli altri paesi, invece che subire tagli riceve, anno dopo anno, ulteriori finanziamenti.
Il settore sanità, nonostante le tante promesse fatte dai politici in seguito agli innumerevoli servizi riguardanti gli assurdi sprechi in giro per tutta Italia, non sembra subire perdite di rifornimenti finanziari.
Meno soldi per l'istruzione dei nostri figli, che dovranno tirar su le sorti di questo sgangherato paese e, dall'altra parte, costi della sanità da far impallidire gli altri stati di diritto.
Proviamo ora a vedere questa nuova guerra sotto un altro punto di vista.
Un migliore accesso e una sempre maggiore disponibilità di cure mediche (per anziani e non) fa ovviamente innalzare la speranza di vita per età specifiche. Riducendo soprattutto il tasso di mortalità delle fasce di età avanzate. Praticamente, nel giro di qualche decennio, potremmo ritrovarci dei reali Highlander in casa. O magari già noi potremmo diventarlo.
Invero se lo Stato ha a disposizione risorse X, ovviamente di quantità finita, è lecito e forse banale pensare che una continua e progressiva crescita di investimenti nel settore sanità comporterà una percentuale di PIL investito nel comparto istruzione decrescente in maniera proporzionale. A meno che non si decida di tagliare, in favore dell'istruzione, da qualche voce poco utile, ad esempio la difesa. Cosa impossibile. Ma si corre il rischio di uscire troppo dal seminato.
La nascita della competizione tra la sanità, oramai diventata un macabro business a tutti gli effetti,e gli altri settori strategici come istruzione, ambiente, giustizia, ecc, è ormai realtà.
Il circolo vizioso che si viene così a creare è di dimensioni devastanti. Bisogna tener conto e considerare che ciò viene ignorato dalla gran parte dell'opinione pubblica.
Un aumento della spesa sanitaria ha come conseguenza diretta quella di allungare la vita. Questa decrescita del tasso di mortalità durante la vecchiaia fa aumentare la domanda di cure mediche che, con il passare del tempo, vedrà aumentere il loro tasso di componente tecnologica e quindi del loro prezzo! Tutto sarà sempre più caro!
Questo unito alla ferrea volontà di trasformare il nostro stato sociale, forse già ex, in un sistema liberista e privatizzato americano, potrebbe dare un super boost alle cricche e logge di potere, sempre pronte, come avvoltoi famelici, a gettarsi sui resti di un debole stato come il nostro.
Agire tramite politiche espansive, volte a far ripartire la domanda e quindi spostare la curva IS Keynesiana verso dx, oppure quella tanto amata dai nostri politici. Aspettare tempi migliori. Magari dopo il proprio pre-pre-pre pensionamento da parlamentare.
Le spending review, termine nobile inglese che in realtà potrebbe celare l'annientamento dello stato sociale, è iniziata ben prima dell'arrivo del Professor Monti. Il problema è che l'abbattimento dei costi è stato effettuato con estrema e viziata dovizia di particolare. Infatti risulta evidente come le due importanti voci della spesa pubblica come sanità e istruzione abbiano avuto un'occhio di riguardo totalmente diverso. Nel comparto istruzione troviamo infatti la riforma Gelmini che è stata fatta passare attraverso una parola meritoria, per l'appunto meritocrazia, la quale è stata usata come specchietto per le allodole, che oltretutto saremmo noi, dalla Gelmini e il suo governo. Il risultato è stato quello di ridurre ulteriormente l'investimento per costruire l'eccellenza che, negli altri paesi, invece che subire tagli riceve, anno dopo anno, ulteriori finanziamenti.
Il settore sanità, nonostante le tante promesse fatte dai politici in seguito agli innumerevoli servizi riguardanti gli assurdi sprechi in giro per tutta Italia, non sembra subire perdite di rifornimenti finanziari.
Meno soldi per l'istruzione dei nostri figli, che dovranno tirar su le sorti di questo sgangherato paese e, dall'altra parte, costi della sanità da far impallidire gli altri stati di diritto.
Proviamo ora a vedere questa nuova guerra sotto un altro punto di vista.
Un migliore accesso e una sempre maggiore disponibilità di cure mediche (per anziani e non) fa ovviamente innalzare la speranza di vita per età specifiche. Riducendo soprattutto il tasso di mortalità delle fasce di età avanzate. Praticamente, nel giro di qualche decennio, potremmo ritrovarci dei reali Highlander in casa. O magari già noi potremmo diventarlo.
Invero se lo Stato ha a disposizione risorse X, ovviamente di quantità finita, è lecito e forse banale pensare che una continua e progressiva crescita di investimenti nel settore sanità comporterà una percentuale di PIL investito nel comparto istruzione decrescente in maniera proporzionale. A meno che non si decida di tagliare, in favore dell'istruzione, da qualche voce poco utile, ad esempio la difesa. Cosa impossibile. Ma si corre il rischio di uscire troppo dal seminato.
La nascita della competizione tra la sanità, oramai diventata un macabro business a tutti gli effetti,e gli altri settori strategici come istruzione, ambiente, giustizia, ecc, è ormai realtà.
Il circolo vizioso che si viene così a creare è di dimensioni devastanti. Bisogna tener conto e considerare che ciò viene ignorato dalla gran parte dell'opinione pubblica.
Un aumento della spesa sanitaria ha come conseguenza diretta quella di allungare la vita. Questa decrescita del tasso di mortalità durante la vecchiaia fa aumentare la domanda di cure mediche che, con il passare del tempo, vedrà aumentere il loro tasso di componente tecnologica e quindi del loro prezzo! Tutto sarà sempre più caro!
Questo unito alla ferrea volontà di trasformare il nostro stato sociale, forse già ex, in un sistema liberista e privatizzato americano, potrebbe dare un super boost alle cricche e logge di potere, sempre pronte, come avvoltoi famelici, a gettarsi sui resti di un debole stato come il nostro.
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venerdì 27 luglio 2012
BCE - Scendere in campo ora potrebbe non bastare. La partita bisogna giocarla dall'inizio.
Tutti i maggiori giornali italiani e non si sono prodigati in ampi,sinceri e profondi elogi verso il governatore della BCE Mario Draghi e, soprattutto, sul suo intervento che potremmo etichettare come di market fireman.
Effettivamente le parole di Draghi hanno avuto l'effetto di ribaltare in positivo i pronostici di una giornata finanziariamente destinata ad essere diversa. Avremmo assistito, con grande probabilità, ad un ennesimo oscillamento, tendente al negativo, dei mercati e delle maggiori piazze affari europee. Per Spagna e Italia, le attuali bombe ad orologeria, si sarebbe avvicinanto ulteriormente quel baratro tanto cupo e tenebroso che ormai da tempo è diventato spettro presente della loro quotidianetà insieme allo spread.
Il semplice ma efficace english di Draghi ha lasciato intendere che verrà tracciata una rotta diversa nella politica della BCE, che sarà decisamente più attiva e concreta. Teoricamente dovrebbe essere abbracciata la richiesta dei mercati di iniziare con una SMP policy, la quale dovrebbe finalmente permettere alla BCE di intervenire sul mercato secondario dei debiti pubblici dei paesi Euro.
Le precedenti politiche fallimentari di LTRO potrebbero finalmente essere accantonate e trasferite nella zona useless della soffitta. Valutando i grafici relativi all'andamento temporale dei differenziali Btp-Bonos rispetto ai Bund con annessi interventi BCE risulta lampante come le operazioni dettate dalla BCE sono il simbolo della errata politica risolutiva di breve periodo. Prestare soldi alle banche con irrisori tassi d'interesse ha il solo effetto di mostrare la presenza della Banca Centrale sui mercati. Ma dal punto di visto della concretezza dell'operazione sopracitata rispetto agli effetti attenuatori sugli spread Spa-Ita risulta valida per un periodo di tempo non superiore a poche settimane.
Se davvero l'Europa, intesa nella sua totale interezza, intende salvarsi bisogna che la BCE si prenda la responsabilità di organizzare e di attuare, nel concreto, un piano di politica monetaria di lungo periodo attraverso il sopracitato Securities Market Programme e il mai preso in considerazione Funding for Lending che, oltre a dare un chiaro e forte segnale sui mercati, creerebe presupposti virtuosi sull'economia reale.
Tuttavia dopo circa 8-9 mesi dai duplici interventi di LTRO e taglio del tasso di interesse, siamo in una situazione analoga a quella del 9 Novembre scorso (giorno dell'attacco contro il debito sovrano italiano. Dove lo spread toccò il picco di 575 punti.
La plausibile dichiarazione di discesa in campo, da parte della BCE, non deve però far riscaldare troppo gli animi e distogliere la nostra attenzione dal fatto che, per potere vincere la partita Europea, non basta semplicemente scendere in campo in svantaggio e a partita iniziata.
Sarebbe risultato indispensabile giocare dall'inizio schierando dal primo istante le forze migliori che si avevano a disposizione.
Effettivamente le parole di Draghi hanno avuto l'effetto di ribaltare in positivo i pronostici di una giornata finanziariamente destinata ad essere diversa. Avremmo assistito, con grande probabilità, ad un ennesimo oscillamento, tendente al negativo, dei mercati e delle maggiori piazze affari europee. Per Spagna e Italia, le attuali bombe ad orologeria, si sarebbe avvicinanto ulteriormente quel baratro tanto cupo e tenebroso che ormai da tempo è diventato spettro presente della loro quotidianetà insieme allo spread.
Il semplice ma efficace english di Draghi ha lasciato intendere che verrà tracciata una rotta diversa nella politica della BCE, che sarà decisamente più attiva e concreta. Teoricamente dovrebbe essere abbracciata la richiesta dei mercati di iniziare con una SMP policy, la quale dovrebbe finalmente permettere alla BCE di intervenire sul mercato secondario dei debiti pubblici dei paesi Euro.
Le precedenti politiche fallimentari di LTRO potrebbero finalmente essere accantonate e trasferite nella zona useless della soffitta. Valutando i grafici relativi all'andamento temporale dei differenziali Btp-Bonos rispetto ai Bund con annessi interventi BCE risulta lampante come le operazioni dettate dalla BCE sono il simbolo della errata politica risolutiva di breve periodo. Prestare soldi alle banche con irrisori tassi d'interesse ha il solo effetto di mostrare la presenza della Banca Centrale sui mercati. Ma dal punto di visto della concretezza dell'operazione sopracitata rispetto agli effetti attenuatori sugli spread Spa-Ita risulta valida per un periodo di tempo non superiore a poche settimane.
Se davvero l'Europa, intesa nella sua totale interezza, intende salvarsi bisogna che la BCE si prenda la responsabilità di organizzare e di attuare, nel concreto, un piano di politica monetaria di lungo periodo attraverso il sopracitato Securities Market Programme e il mai preso in considerazione Funding for Lending che, oltre a dare un chiaro e forte segnale sui mercati, creerebe presupposti virtuosi sull'economia reale.
Tuttavia dopo circa 8-9 mesi dai duplici interventi di LTRO e taglio del tasso di interesse, siamo in una situazione analoga a quella del 9 Novembre scorso (giorno dell'attacco contro il debito sovrano italiano. Dove lo spread toccò il picco di 575 punti.
La plausibile dichiarazione di discesa in campo, da parte della BCE, non deve però far riscaldare troppo gli animi e distogliere la nostra attenzione dal fatto che, per potere vincere la partita Europea, non basta semplicemente scendere in campo in svantaggio e a partita iniziata.
Sarebbe risultato indispensabile giocare dall'inizio schierando dal primo istante le forze migliori che si avevano a disposizione.
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mercoledì 25 luglio 2012
Cicchitto. Il p2ista smemorato.
Anche i piduisti hanno un'anima. Forse nera come la pece. E' l'unica spiegazione plausibile.
Le esternazioni fatte dal capogruppo Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto destano perplessità. Non perchè, come molti vorrebbero e spererebbero, Cicchitto ha osato parlare. L'articolo 21 della Costituzione sancisce come diritto inviolabile quello della libertà di manifestazione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Il nocciolo della questione sollevata dall'evergreen pdl è che un magistrato deve essere tale 24/7.
Evidentemenete il filo conduttore della vita della via togata, dentro e fuori dal tribunale, dovrebbe essere quello del segreto d'ufficio. Sempre e comunque. A prescindere dalle situazioni, dalle circostanze e dagli stati d'animo. Può darsi che Cicchitto, tra sè e sé, speri e immagini un futuro dominato dagli automi? Non ci è dato saperlo e, forse è anche meglio così.
Ai microfoni delLa Zanzara, su Radio 24, Cicchitto spara cannonate contro il magistrato palermitano. Le accuse sarebbero di faziosità. Di mistificare la realtà. Di essere sostanzialmente non un'anomalia ma, L'anomalia italiana. La più grave attualmente.
Se ammettiamo che il magistrato deve sempre cercare di mantenere un certo rigore nell'esternare riflessioni e pensieri, è altrettanto giusto precisare che esistono attimi e circostanze in cui bisogna prendersi delle responsabilità. Quando si ha il sentore che qualcosa di importante e fondamentale possa essere messo a repentaglio dalle istituzioni stesse, che invece dovrebbero sempre immolarsi nella salvaguardia di tutti i diritti dei cittadini, è forse addirittura doveroso mettersi in prima linea, rischiando il linciaggio mediatico e lo sgomento di certi ambienti.
Se Ingroia ha il diritto, e forse, anche il dovere di parlare e di pensare da libero cittadino oltrechè da magistrato, anche Cicchitto ha gli stessi diritti dell'antogonista. Il problema però esiste. Se il discepolo di Paolo Borsellino vanta una carriera ricca di successi nella lotta alla la mafia, il passato di Cicchitto non è di certo trasparente. Proprio lui che accusa di faziosità e falsità. Il generale Pdl che assale un altro uomo imputandogli poca trasparenza e tanta opacità.
Raramente è accaduto che qualcuno abbia ricordato a Cicchitto che dare lezioni di moralità implica essere al di la di ogni sospetto. A 360 gradi e 365 giorni l'anno, ferie comprese. Occorre però ricordare che Fabrizio Cicchitto è stato un P2ista (e non se ne è mai scusato di questo). Da qui proprio non si scappa. La loggia P2 fa parte della storia nera d’italia. Legata allo stragismo e alla strategia della tensione. Altamente articolata con trame oscurantiste e lesive per il popolo italiano, dove organi deviati delle istituzioni cercavano di imporre "il piano di rinascita economica" del paese.
Dovrebbe l’On. Cicchitto nascondersi. Non sarebbe giusto. Risulta infine improbabile che lo stesso eviti esternazioni di questo tipo avendo un passato poco luminoso. Bello sarebbe che qualche giornalista gli ricordasse il passato cupo. Magari live durante uno dei suoi attacchi a testa bassa. Ma L’on. (che di onorevole ha poco) pone l’attenzione sugli altri per non far porre l’attenzione su di sé. O forse è solo smemorato?
Le esternazioni fatte dal capogruppo Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto destano perplessità. Non perchè, come molti vorrebbero e spererebbero, Cicchitto ha osato parlare. L'articolo 21 della Costituzione sancisce come diritto inviolabile quello della libertà di manifestazione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Il nocciolo della questione sollevata dall'evergreen pdl è che un magistrato deve essere tale 24/7.
Evidentemenete il filo conduttore della vita della via togata, dentro e fuori dal tribunale, dovrebbe essere quello del segreto d'ufficio. Sempre e comunque. A prescindere dalle situazioni, dalle circostanze e dagli stati d'animo. Può darsi che Cicchitto, tra sè e sé, speri e immagini un futuro dominato dagli automi? Non ci è dato saperlo e, forse è anche meglio così.
Ai microfoni delLa Zanzara, su Radio 24, Cicchitto spara cannonate contro il magistrato palermitano. Le accuse sarebbero di faziosità. Di mistificare la realtà. Di essere sostanzialmente non un'anomalia ma, L'anomalia italiana. La più grave attualmente.
Se ammettiamo che il magistrato deve sempre cercare di mantenere un certo rigore nell'esternare riflessioni e pensieri, è altrettanto giusto precisare che esistono attimi e circostanze in cui bisogna prendersi delle responsabilità. Quando si ha il sentore che qualcosa di importante e fondamentale possa essere messo a repentaglio dalle istituzioni stesse, che invece dovrebbero sempre immolarsi nella salvaguardia di tutti i diritti dei cittadini, è forse addirittura doveroso mettersi in prima linea, rischiando il linciaggio mediatico e lo sgomento di certi ambienti.
Se Ingroia ha il diritto, e forse, anche il dovere di parlare e di pensare da libero cittadino oltrechè da magistrato, anche Cicchitto ha gli stessi diritti dell'antogonista. Il problema però esiste. Se il discepolo di Paolo Borsellino vanta una carriera ricca di successi nella lotta alla la mafia, il passato di Cicchitto non è di certo trasparente. Proprio lui che accusa di faziosità e falsità. Il generale Pdl che assale un altro uomo imputandogli poca trasparenza e tanta opacità.
Raramente è accaduto che qualcuno abbia ricordato a Cicchitto che dare lezioni di moralità implica essere al di la di ogni sospetto. A 360 gradi e 365 giorni l'anno, ferie comprese. Occorre però ricordare che Fabrizio Cicchitto è stato un P2ista (e non se ne è mai scusato di questo). Da qui proprio non si scappa. La loggia P2 fa parte della storia nera d’italia. Legata allo stragismo e alla strategia della tensione. Altamente articolata con trame oscurantiste e lesive per il popolo italiano, dove organi deviati delle istituzioni cercavano di imporre "il piano di rinascita economica" del paese.
Dovrebbe l’On. Cicchitto nascondersi. Non sarebbe giusto. Risulta infine improbabile che lo stesso eviti esternazioni di questo tipo avendo un passato poco luminoso. Bello sarebbe che qualche giornalista gli ricordasse il passato cupo. Magari live durante uno dei suoi attacchi a testa bassa. Ma L’on. (che di onorevole ha poco) pone l’attenzione sugli altri per non far porre l’attenzione su di sé. O forse è solo smemorato?
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martedì 24 luglio 2012
Cosa c'è veramente sotto? Analisi politica del momento.
Il nostro attuale quadro politico sembra essere in
totale subbuglio, per non dire vittima di una scossa di terremoto.
Tutti sono alla ricerca della miglior posizione che regali stabilità e sicurezza. Essa deve
essere raggiunta quanto prima rispetto alla eventuale caduta di questo
governo tanto tecnico quanto ingessato. Le strategie e le tattiche sono
pressochè sempre le stesse. Osservandole infatti possiamo
tranquillamente compararle con quelle degli ultimi anni. Lo standard
tipo è quello di fare dichiarazioni forti e aggressive con timbro vocale
deciso, cercando di essere il più impattanti possibili. Affermazioni che
mettono in discussione il proprio movimento politico, il quadro
dirigenziale e di coordinamento, la gestione e l'organizzazione, la
mission e chi più ne ha più ne aggiunga. Purtroppo è alquanto difficile
ascoltare durante questi, che oramai assomigliano a monologhi, una
domanda. La fatidica e scomoda question che potrebbe essere <<Ma allora
perchè negli ultimi 10-15-20 anni è rimasto in quel partito, difendendo a
spada tratta qualunque posizione proposta dai vertici rischiando, a volte,
anche la sua incolumità personale? >>.
Nonostante la breve digressione, sempre utile per mantenere focalizzata l'attenzione sull'inettitudine della classe politica nostrana, è divertente analizzare come il tran-tran delle cicale travestitesi per l'occasione da formiche ha dell'impressionante.
- Sul versante PDL la teorica ridiscesa in campo di B., e la rapida smentita di fonti pro-Cav quale Libero, fanno capire come esistano tentativi di creare un post-Berlusconi. Tuttavia molti pensano e ritengono fondamentale la sua presenza per rimanere in quel di Montecitorio, o comunque nel giro della politica come mestiere. Infatti un eventuale passaggio per il tour-vacanza da sogno verso il Parlamento, stagione 2013-2017, è altamente appetibile/atteso. Si può ipotizzare inoltre che, osservando questa bagarre, qualcuno possa addirittura ritrovare il nemico-amico di sempre, di lunghe ed estenuanti battaglie (?). D'Alema?
- La Lega Nord sta tentando, forse invana, di non implodere/esplodere. Sarà tuttavia difficile, più che far dimenticare gli scandali (probabilmente pilotati dall'interno e dall'ex Ministro dell'Interno Maroni), far capire al popolo leghista chi comandi veramente il partito. Bossi o Maroni? Oppure chi vogliono, gli elettori dalla camicia verde, come guida in questo momento cupo e nebbioso?
Desta curiosità, e un po di sgomento, il colpo di reni del partito che ora grida e starnazza contro i rimborsi elettorali, combattendo questa finta battaglia per l'eliminazione della tranche estiva del finanziamento ai partiti. Ma questo è il bello della politica italiana. E della Lega Nord.
-L' UDC di Casini (di nome e di fatto) pare essere l'oggetto del desiderio di PD e PDL, oltrechè di API e FLI. Stare con l'UDC significherebbe, teoricamente, avere come alleati la Chiesa che, nonostante gli scandali, rimane e rimarrà un centro di potere saldo e duraturo. Le ultime strilla del leader brizzolato fanno intendere come stia aspettando una reale proposta da qualcuno, con la quale si creerebbe il presupposto adatto a far cadere il governo Monti. Per ora si è nella "fase aspetta e spera".
- FLI ha capito che prima di fare o parlare deve contare fino all'infinito. Le innumerevoli spaccature interne al piccolo partito fanno intendere come oramai siano fatalmente legati al destino dell'UDC. Senza di esso rischierebbero addirittura di scomparire. Pensando ad una evenutale join venture tra PD e UDC, FLI può diventare il pomo della discordia in quanto SEL e IDV potrebbero usarlo come comodo alibi per stare fuori dell'alleanza.
Triste comunque pensare all'occasioni perse da Fini di ributtarsi a destra dopo l'uscita dal PDL. Quella è stata l'ultima per restare ancora a galla. Oramai tutto è perduto. Neanche più un piccolo scandalo su qualche casa in costa azzurra girata ad un parente.
- Di Pietro e la sua sgangherata IDV hanno, forse e finalmente, capito (gli unici) che stare dentro una coalizione preventivamente fallimentare equivarrebbe a un suicidio politico. Dopo gli errori passati Di Pietro dovrà essere più coraggioso e presentarsi da solo alle prossime elezioni politiche. Otterrebbe il duplice vantaggio di prendere più voti e di potersi apparentare di volta in volta con la migliore proposta politica del momento.
- SEL sembra aver perso la forza propulsiva di qualche mese fa che la stava portando verso il 10% e oltre. Causa boom M5S? Comunque è plausibile ipotizzare che forse la gente ha deciso di smettere di utilizzare il decodificatore ogni volta che Vendola parla. Non perchè si sono stancati di capirlo. Ma forse perchè hanno capito che Vendola in realtà non dice nulla, mai. Le sue sono più spesso che volentieri parole gettate. Dove non si sa e non sarebbe dato saperlo. La tecnica è sottile quanto inutile. Parlo difficile così non capiscono che neanche io non capisco un granchè.
- Il PD invece ha la facoltà e la genialità di combinare disastri da solo, facendo del "Do it myself" il proprio stile di esistenza. Analizzando i movimenti di partito troviamo l'ala moderata, ovvero formata dalle spie ex-DC fatte inserire a suo tempo. Successivamente alla dissoluzione del partito che per 50 anni ha guidato il paese. Esse hanno il gradito compito di stoppare ogni tentativo di essere minimal-riformisti.
Il tema/grana delle coppie di fatto e dell'unione degli omosessuali è solo la punta dell'iceberg che rende evidente come , all'interno di uno stesso partito, ci siano differenze mostruosamente plateali nonchè spaccature insanabili. Fare una mega-iper-super coalizione con dentro chiunque passi rischia di far saltare in aria il Parlamento. Già attualmente la componente DC-PDL all'interno del PD è appariscente e potente. Siamo in un momento "no way out".
Le sfortune degli altri però non sembrano, almeno attualmente, aiutare più di tanto il Movimento 5 Stelle che sembra rimanere ancorato alla percentuale oscillante tra il 19% e il 20% delle ultime settimane. Le scosse di assestamento interne ed i normali problemi di gestione fanno da freno a mano. Soprattutto ora che tutti i loro fatti vengono costantemente e felicemente spiattellati su ogni mezzo di informazione possibile. La mission sembra essere diventanta quella di mostrare a tutto il paese come Grillo sia l'esempio chiaro e lampante della peggior gestione dispotica ed inefficiente del panorama politico italiano.
Fortuna vuole che il vero problema non sia ancora venuto a galla. O che forse venga usato come arma segreta per mettere la parola fine alle speranze di vedere il M5S come primo partito nazionale.
Nessuno infatti sembra essersi accorto che la vera bomba ad orologeria è la piattaforma, dichiarata centrale, del movimento stesso. Il forum e il sito del Grillo-partito è disorganizzato, malfunzionante, assolutamente non gestito e non regolamentato, rendendolo di fatto inutilizzabile per quelle pur tante persone che hanno deciso di svolgere attivamente un ruolo nella nostra società.
Non si capisce quindi chi sia realmente affetto da gravi cataratte. Se Grillo-Casaleggio oppure il resto della politica. E' giusto che il comico, oramai politico, convochi gli stati generali del movimento per ridiscutere i termini e per stendere un piano di battaglia per le elezioni prossime venture?
Risulta essere importante e fondamentale capire quanto siano realmenti spaccati, al loro interno, i partiti politici antagonisti a Grillo. Potrebbe essere plausibile ipotizzare che stiano mostrando di proposito il fianco scoperto e ferito? Che sia una strategia per non vincere le elezioni? Che esiste davvero una sorta di tacito accordo per far vincere Grillo e farlo autodistruggere, insieme al suo movimento, una volta al potere e dopo aver verificato che il paese è altamente ingovernabile senza l'appoggio dei reali poteri forti?
Valutando la situazione da un altro punto di vista, più semplice, risulta sensato andare al governo in un momento di grave crisi come questo? Sarebbe saggio andare al comando di una nave che sta imbarcando acqua da tempo e rischia sempre di più, giorno dopo giorno, di affondare definitivamente? Sono quindi Grillo e il suo movimento i sacrificabili sull'altare dello status quo?
Rimangono tuttavia forti i segnali di instabilità che arrivano Montecitorio, Palazzo Madama e il Quirinale. Come sempre solo il tempo potrà rivelare quali siano le verità nascoste sotto il velo.
Nonostante la breve digressione, sempre utile per mantenere focalizzata l'attenzione sull'inettitudine della classe politica nostrana, è divertente analizzare come il tran-tran delle cicale travestitesi per l'occasione da formiche ha dell'impressionante.
- Sul versante PDL la teorica ridiscesa in campo di B., e la rapida smentita di fonti pro-Cav quale Libero, fanno capire come esistano tentativi di creare un post-Berlusconi. Tuttavia molti pensano e ritengono fondamentale la sua presenza per rimanere in quel di Montecitorio, o comunque nel giro della politica come mestiere. Infatti un eventuale passaggio per il tour-vacanza da sogno verso il Parlamento, stagione 2013-2017, è altamente appetibile/atteso. Si può ipotizzare inoltre che, osservando questa bagarre, qualcuno possa addirittura ritrovare il nemico-amico di sempre, di lunghe ed estenuanti battaglie (?). D'Alema?
- La Lega Nord sta tentando, forse invana, di non implodere/esplodere. Sarà tuttavia difficile, più che far dimenticare gli scandali (probabilmente pilotati dall'interno e dall'ex Ministro dell'Interno Maroni), far capire al popolo leghista chi comandi veramente il partito. Bossi o Maroni? Oppure chi vogliono, gli elettori dalla camicia verde, come guida in questo momento cupo e nebbioso?
Desta curiosità, e un po di sgomento, il colpo di reni del partito che ora grida e starnazza contro i rimborsi elettorali, combattendo questa finta battaglia per l'eliminazione della tranche estiva del finanziamento ai partiti. Ma questo è il bello della politica italiana. E della Lega Nord.
-L' UDC di Casini (di nome e di fatto) pare essere l'oggetto del desiderio di PD e PDL, oltrechè di API e FLI. Stare con l'UDC significherebbe, teoricamente, avere come alleati la Chiesa che, nonostante gli scandali, rimane e rimarrà un centro di potere saldo e duraturo. Le ultime strilla del leader brizzolato fanno intendere come stia aspettando una reale proposta da qualcuno, con la quale si creerebbe il presupposto adatto a far cadere il governo Monti. Per ora si è nella "fase aspetta e spera".
- FLI ha capito che prima di fare o parlare deve contare fino all'infinito. Le innumerevoli spaccature interne al piccolo partito fanno intendere come oramai siano fatalmente legati al destino dell'UDC. Senza di esso rischierebbero addirittura di scomparire. Pensando ad una evenutale join venture tra PD e UDC, FLI può diventare il pomo della discordia in quanto SEL e IDV potrebbero usarlo come comodo alibi per stare fuori dell'alleanza.
Triste comunque pensare all'occasioni perse da Fini di ributtarsi a destra dopo l'uscita dal PDL. Quella è stata l'ultima per restare ancora a galla. Oramai tutto è perduto. Neanche più un piccolo scandalo su qualche casa in costa azzurra girata ad un parente.
- Di Pietro e la sua sgangherata IDV hanno, forse e finalmente, capito (gli unici) che stare dentro una coalizione preventivamente fallimentare equivarrebbe a un suicidio politico. Dopo gli errori passati Di Pietro dovrà essere più coraggioso e presentarsi da solo alle prossime elezioni politiche. Otterrebbe il duplice vantaggio di prendere più voti e di potersi apparentare di volta in volta con la migliore proposta politica del momento.
- SEL sembra aver perso la forza propulsiva di qualche mese fa che la stava portando verso il 10% e oltre. Causa boom M5S? Comunque è plausibile ipotizzare che forse la gente ha deciso di smettere di utilizzare il decodificatore ogni volta che Vendola parla. Non perchè si sono stancati di capirlo. Ma forse perchè hanno capito che Vendola in realtà non dice nulla, mai. Le sue sono più spesso che volentieri parole gettate. Dove non si sa e non sarebbe dato saperlo. La tecnica è sottile quanto inutile. Parlo difficile così non capiscono che neanche io non capisco un granchè.
- Il PD invece ha la facoltà e la genialità di combinare disastri da solo, facendo del "Do it myself" il proprio stile di esistenza. Analizzando i movimenti di partito troviamo l'ala moderata, ovvero formata dalle spie ex-DC fatte inserire a suo tempo. Successivamente alla dissoluzione del partito che per 50 anni ha guidato il paese. Esse hanno il gradito compito di stoppare ogni tentativo di essere minimal-riformisti.
Il tema/grana delle coppie di fatto e dell'unione degli omosessuali è solo la punta dell'iceberg che rende evidente come , all'interno di uno stesso partito, ci siano differenze mostruosamente plateali nonchè spaccature insanabili. Fare una mega-iper-super coalizione con dentro chiunque passi rischia di far saltare in aria il Parlamento. Già attualmente la componente DC-PDL all'interno del PD è appariscente e potente. Siamo in un momento "no way out".
Le sfortune degli altri però non sembrano, almeno attualmente, aiutare più di tanto il Movimento 5 Stelle che sembra rimanere ancorato alla percentuale oscillante tra il 19% e il 20% delle ultime settimane. Le scosse di assestamento interne ed i normali problemi di gestione fanno da freno a mano. Soprattutto ora che tutti i loro fatti vengono costantemente e felicemente spiattellati su ogni mezzo di informazione possibile. La mission sembra essere diventanta quella di mostrare a tutto il paese come Grillo sia l'esempio chiaro e lampante della peggior gestione dispotica ed inefficiente del panorama politico italiano.
Fortuna vuole che il vero problema non sia ancora venuto a galla. O che forse venga usato come arma segreta per mettere la parola fine alle speranze di vedere il M5S come primo partito nazionale.
Nessuno infatti sembra essersi accorto che la vera bomba ad orologeria è la piattaforma, dichiarata centrale, del movimento stesso. Il forum e il sito del Grillo-partito è disorganizzato, malfunzionante, assolutamente non gestito e non regolamentato, rendendolo di fatto inutilizzabile per quelle pur tante persone che hanno deciso di svolgere attivamente un ruolo nella nostra società.
Non si capisce quindi chi sia realmente affetto da gravi cataratte. Se Grillo-Casaleggio oppure il resto della politica. E' giusto che il comico, oramai politico, convochi gli stati generali del movimento per ridiscutere i termini e per stendere un piano di battaglia per le elezioni prossime venture?
Risulta essere importante e fondamentale capire quanto siano realmenti spaccati, al loro interno, i partiti politici antagonisti a Grillo. Potrebbe essere plausibile ipotizzare che stiano mostrando di proposito il fianco scoperto e ferito? Che sia una strategia per non vincere le elezioni? Che esiste davvero una sorta di tacito accordo per far vincere Grillo e farlo autodistruggere, insieme al suo movimento, una volta al potere e dopo aver verificato che il paese è altamente ingovernabile senza l'appoggio dei reali poteri forti?
Valutando la situazione da un altro punto di vista, più semplice, risulta sensato andare al governo in un momento di grave crisi come questo? Sarebbe saggio andare al comando di una nave che sta imbarcando acqua da tempo e rischia sempre di più, giorno dopo giorno, di affondare definitivamente? Sono quindi Grillo e il suo movimento i sacrificabili sull'altare dello status quo?
Rimangono tuttavia forti i segnali di instabilità che arrivano Montecitorio, Palazzo Madama e il Quirinale. Come sempre solo il tempo potrà rivelare quali siano le verità nascoste sotto il velo.
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mercoledì 18 luglio 2012
Too Much - Siamo e saremo sempre in troppi
Osservando i dati forniti dalle Nazioni Unite riguardanti gli indicatori demografici del mondo e dei suoi continenti è possibile valutare come il tasso generico di natalità sia passato da 3,73% nel periodo 1950-55 a 2,21& nel 1995-2000, a fronte di un decremento più netto del tasso generico di mortalità che è stato rispettivamente di 1,97% durante 1950-1955 e di 0,89% nel 1995-2000.
Ciò che si può evincere da i dati sopra elencati è che , fortunatamente, si nasce meno rispetto al boom demografico che si è registrato successivamente alla fine del secondo conflitto mondiale. Deve risultare tuttavia altrettanto evidente che anche la mortalità si è drasticamente abbassata. Se però ogni 1000 abitanti terrestri ne nascono in media circa 22, sempre su quel campione di 1000 ne muoiono solamente 9. Esiste quindi un problema relativo all'insostenibile ritmo di crescita della popolazione mondiale? Forse.
A fronte di un aumento di e0, ossia della speranza di vita alla nascita passata rispettivamente da 46,5 anni (nel 1950-1955) a 65 anni (nel periodo 1995-2000), è forse possibile pensare che, a livello mondiale, non è mai stata implementata una politica demografica che affrontasse il problema delle sempre più crescenti aspettative di vita.
Osservando il TFT, ovvero il numero medio di figli che una donna metterà al mondo nella sua esistenza con l'evento mortalità switchato ON, è possibile fare delle importanti valutazioni.
Il valore 2,82 significa che i genitori procreanti saranno sostituiti da 2,82, circa 3 quindi !
Ma è giusto parlare di tasso di sostituzione familiare?
Con il continuo aumento della speranza di vita mondiale potremmo rivedere forse il concetto di tasso di sostituzione. Infatti, tradizionalmente, si potrebbe pensare che quando i genitori abbiano procreato il loro numero di figli scompaiano lasciando, tutto d'un tratto, il loro posto ai loro discendenti.
La realtà però è diversa, in maniera disarmante. I genitori infatti non muoiono, e non avranno intenzione di farlo per molti anni a venire. Potremmo quindi ipotizzare che le risorse che prima venivano suddivise tra i due coniugi, nel breve-medio periodo dovranno essere distribuite per 5? Ovvero la somma tra i 2 genitori e i circa 3 figli?
Questo risulta essere il vero problema dietro sigle, acronimi e definizioni accademiche. L'infausto e drammatico punto è quello delle risorse che di fatto non crescono e non potranno mai raggiungere il forsennato ritmo della crescita della popolazione mondiale e della sempre più connesso aumento della speranza di vita.
La gente non ama soffermarsi su questi "particolari". Si preferisce pensare e credere che comunque tutto non è un problema, o che non ci riguarda in questo momento. Magari toccherà alle future generazioni porselo, affrontarlo e risolverlo. Fatto sta che i dati passano sempre inosservati. A parte accademici, ricercatori, docenti e cittadini del mondo che vogliono capire cosa succede e cosa ci aspetta, la restante parte del pianeta giace nel limbo fatto di oggetti e prodotti che tra qualche decennio incominceranno a diventare desiderio di altri. Quegli altri che, ora, sono quelli affamati e poveri. Purtroppo loro sono la maggioranza, non noi.
Ciò che si può evincere da i dati sopra elencati è che , fortunatamente, si nasce meno rispetto al boom demografico che si è registrato successivamente alla fine del secondo conflitto mondiale. Deve risultare tuttavia altrettanto evidente che anche la mortalità si è drasticamente abbassata. Se però ogni 1000 abitanti terrestri ne nascono in media circa 22, sempre su quel campione di 1000 ne muoiono solamente 9. Esiste quindi un problema relativo all'insostenibile ritmo di crescita della popolazione mondiale? Forse.
A fronte di un aumento di e0, ossia della speranza di vita alla nascita passata rispettivamente da 46,5 anni (nel 1950-1955) a 65 anni (nel periodo 1995-2000), è forse possibile pensare che, a livello mondiale, non è mai stata implementata una politica demografica che affrontasse il problema delle sempre più crescenti aspettative di vita.
Osservando il TFT, ovvero il numero medio di figli che una donna metterà al mondo nella sua esistenza con l'evento mortalità switchato ON, è possibile fare delle importanti valutazioni.
Il valore 2,82 significa che i genitori procreanti saranno sostituiti da 2,82, circa 3 quindi !
Ma è giusto parlare di tasso di sostituzione familiare?
Con il continuo aumento della speranza di vita mondiale potremmo rivedere forse il concetto di tasso di sostituzione. Infatti, tradizionalmente, si potrebbe pensare che quando i genitori abbiano procreato il loro numero di figli scompaiano lasciando, tutto d'un tratto, il loro posto ai loro discendenti.
La realtà però è diversa, in maniera disarmante. I genitori infatti non muoiono, e non avranno intenzione di farlo per molti anni a venire. Potremmo quindi ipotizzare che le risorse che prima venivano suddivise tra i due coniugi, nel breve-medio periodo dovranno essere distribuite per 5? Ovvero la somma tra i 2 genitori e i circa 3 figli?
Questo risulta essere il vero problema dietro sigle, acronimi e definizioni accademiche. L'infausto e drammatico punto è quello delle risorse che di fatto non crescono e non potranno mai raggiungere il forsennato ritmo della crescita della popolazione mondiale e della sempre più connesso aumento della speranza di vita.
La gente non ama soffermarsi su questi "particolari". Si preferisce pensare e credere che comunque tutto non è un problema, o che non ci riguarda in questo momento. Magari toccherà alle future generazioni porselo, affrontarlo e risolverlo. Fatto sta che i dati passano sempre inosservati. A parte accademici, ricercatori, docenti e cittadini del mondo che vogliono capire cosa succede e cosa ci aspetta, la restante parte del pianeta giace nel limbo fatto di oggetti e prodotti che tra qualche decennio incominceranno a diventare desiderio di altri. Quegli altri che, ora, sono quelli affamati e poveri. Purtroppo loro sono la maggioranza, non noi.
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too much
lunedì 16 luglio 2012
I soldi che non ci mancherebbero...
Partiamo dalla definizione di economia sommersa, la quale dice
<<...essa può essere definita come l'insieme di tutte le attività
economiche che contribuiscono al PIL, ma che non vengono registrate e di
conseguenza tassate..>>. In effetti già la parola "sommersa"
dovrebbe richiamare nelle nostre menti un qualcosa che c'è ma non è
visibile. Forse probabimente percettibile ma non visualizzabile.
Diversi sono i dati relativi al sommerso italiano, reperibili tranquillamente sul web. Partono da un minimo di 250 Mld, fino ad arrivare a 550-600 Mld. Ma cosa significano queste cifre esorbitanti?
Semplicemente che l'Italia possiede, in media, circa 400 Mld di sommerso. A questa cifra non viene imposta alcuna tassa perchè non viene dichiarata. Avendo un'imposizione fiscale media del 45%, 180 Mld sono i mancati introiti annuali del nostro Stato. Una bella cifra se consideriamo che quando il Governo vara una manovra, di quelle lacrime e sangue, le cifre si aggirano intorno ai 50-60 Mld.
Si potrebbe discutere e disquisire su come investire questi soldi. Abbassare le tasse sulle persone fisiche. Agire mediante forti sgravi fiscali sulle persone giuridiche. Ricominciare ad investire sull'istruzione, la ricerca e lo sviluppo. Insomma. Si potrebbe finalmente agire concretamente. Partire almeno da qualche parte. Magari innescando quel famoso circolo virtuoso di cui, ormai tutti, si riempiono la bocca. Il risultato, qualunque fosse la scelta, sarebbe muovere finalmente verso dx quella curva degli investimenti che il buon Keynes ci ha lasciato come eredità. Senza investimenti l'economia muore. Investimenti intesi come aggiornamenti delle produzioni, introduzione di prodotti innovativi, allargamento dei settori Research&Development,ecc..
Quindi, ricapitolando, questo potrebbe essere il primo passo per uscire dal guado. Basterebbe poco. Anche perchè, spostandoci qualche passo indietro per avere così una migliore visuale, tanti sarebbero i campi su cui intervenire per raccimolare parecchi soldi. Il vero problema è aspettare. Attendere qualcuno che si prenda la responsabilità (anche questa parola ormai viene abusata e rischia di perdere il significato) di agire dove nessuno negli ultmi 50 anni ha avuto il coraggio.
Se da una parte è vero che i problemi sono ereditati da gestioni precedenti, è comunque altrettanto cristallino che la maggior parte dei problemi ce li portiamo dietro dall'unificazione e dagli scandali del primo cinquantennio di vita del nostro paese.
Diversi sono i dati relativi al sommerso italiano, reperibili tranquillamente sul web. Partono da un minimo di 250 Mld, fino ad arrivare a 550-600 Mld. Ma cosa significano queste cifre esorbitanti?
Semplicemente che l'Italia possiede, in media, circa 400 Mld di sommerso. A questa cifra non viene imposta alcuna tassa perchè non viene dichiarata. Avendo un'imposizione fiscale media del 45%, 180 Mld sono i mancati introiti annuali del nostro Stato. Una bella cifra se consideriamo che quando il Governo vara una manovra, di quelle lacrime e sangue, le cifre si aggirano intorno ai 50-60 Mld.
Si potrebbe discutere e disquisire su come investire questi soldi. Abbassare le tasse sulle persone fisiche. Agire mediante forti sgravi fiscali sulle persone giuridiche. Ricominciare ad investire sull'istruzione, la ricerca e lo sviluppo. Insomma. Si potrebbe finalmente agire concretamente. Partire almeno da qualche parte. Magari innescando quel famoso circolo virtuoso di cui, ormai tutti, si riempiono la bocca. Il risultato, qualunque fosse la scelta, sarebbe muovere finalmente verso dx quella curva degli investimenti che il buon Keynes ci ha lasciato come eredità. Senza investimenti l'economia muore. Investimenti intesi come aggiornamenti delle produzioni, introduzione di prodotti innovativi, allargamento dei settori Research&Development,ecc..
Quindi, ricapitolando, questo potrebbe essere il primo passo per uscire dal guado. Basterebbe poco. Anche perchè, spostandoci qualche passo indietro per avere così una migliore visuale, tanti sarebbero i campi su cui intervenire per raccimolare parecchi soldi. Il vero problema è aspettare. Attendere qualcuno che si prenda la responsabilità (anche questa parola ormai viene abusata e rischia di perdere il significato) di agire dove nessuno negli ultmi 50 anni ha avuto il coraggio.
Se da una parte è vero che i problemi sono ereditati da gestioni precedenti, è comunque altrettanto cristallino che la maggior parte dei problemi ce li portiamo dietro dall'unificazione e dagli scandali del primo cinquantennio di vita del nostro paese.
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