venerdì 3 agosto 2012

Mi chiamo Bersani e sono onnivoro.

Quale dovrebbe essere la mission di Bersani? Cercare consensi. Costruire solide alleanze. Quale sembra essere l'attuale scopo del leader PD? Rimanere a galla.
Una facciata stucchevole. Un campo preparato per retroguardie che lo pilotano come una marionetta. Difatti è un “leader” costretto a convivere con anime eterogenee del suo partito, colpevoli di innumerevoli oltrechè storici e attuali errori politici. Uomini che, come lui e insieme a lui, hanno circumnavigato e avvallato la storia politica degli ultimi nostri anni. Individui che di certo non hanno brillato  per acume politico, onestà e senso dello Stato. Loro che hanno manovrato l’Italia e gli italiani come dei burattini. A proprio personale piacimento.

Ma all'orizzonte forse qualcosa sta cambiando. Soprattutto i giovani si sono resi conto delle loro incompetenze. Hanno capito che di loro non bisogna più fidarsi.
Ora che le nuove genarazioni hanno visto che i loro riferimenti dirigenziali e politici hanno il medesimo minimo comun denominatore: interessi da mantenere. Per se e per i loro padroni finanziatori. Mastri burattinai di prim ordine.
Utilizzando la definizione di follia data da Einstein, il quale affermava che la follia stessa non è altro che aspettarsi, da medesime azioni, risultati diversi, è possibile confezionarla su misura di Bersani, del suo entourage. E' follia aspettarsi che le medesime persone che hanno combinato disastri e dissesti, possano rimettere in ordine le cose. Impossibile attendersi che risolvano la crisi debito, che combattano la corruzione e l'evasione, e che affrontino le tante battaglie che separano l'Italia dalla reale civiltà. Che non è quella di possedere un Iphone.

Bersani non si distingue da quelli che sono attorno a lui. Chi si sente veramente diverso, abbia la fermezza e la capacità di staccarsi non con un semplice  “Io non ci sto”. Ma un categorico «io me ne vado». Ecco come cambiare veramente registro.
Capire che gli italiani sono stanchi di essere presi in giro e che vogliono reagire. Bersani non lo ha ancora capito.

Forse prende tempo. Infatti sembra cercare alleanze con chiunque.  Anche con quelli con cui non può condividere scelte politiche (vedi Fli) opposte alle sue (ipotizzando che le abbia visto la mancanza di riscontri concreti). Alleanze con persone poco affidabili dando in cambio parole vaghe. Un bersanitologo onnivoro, onnipresente. Che tutto mangia e digerisce.
Chiedendo al popolo di digiunare. Pronto a rivendicare le proprie scelte come le migliori in assoluto. Un uomo che, come quelli intorno a lui (di qualsiasi credo politico)vogliono sopravvivere  al loro potere temporale e vogliono un p(a)osto glorioso  nella storia.
Essi rispecchiano ciò che manca nel nostro paese. Il coraggio. Nel bene e nel male. Nel secondo caso, quello riguardante il politico piacentino (e per tantissimi altri), la possibilità o forse il dovere di ritirarsi da un campo ove la propria inettitudine risulta essere lampante.

I figli al vaglio della storia.

Ciò che il buon Monti ha continuato ad affermare, in maniera supponente, è che l’Italia era in grado di farcela da sola, senza  aver aiuti economici. Ora sta diventando un potremmo aver bisogno che potrebbe sfociare, nel breve periodo, in un  abbiamo bisogno di soldi per uscire dalla crisi del debito. Ovviamente la condizione è quella di fare sacrifici maggiori. Vedi Grecia e Spagna. Sforzi chiamati tagli o spending review, tanto per addolcire un po la pillola. Non sanno più cosa fare e, probabilmente, incominciano a non sapere più cosa dire.
Il professor Monti è un professore rigido e teorico. Un semplice ma davastante tecnocrate che mette in pratica ciò che c'è scritto sui libri. Nè più nè meno. Il problema è che se ricevesse uno stipendio, come un normale dipendente (quale dovrebbe essere teoricamente), avrebbe una finanza precaria (mal gestita) anche nella vita privata. Possibile un crac casalingo.
La verità è che, oramai da  molti decenni, la classe politica e dirigenziale ha proseguito sul percorso della creazione di una nuova classe verticistica qualitativamente sempre più bassa e, guaio più grande , molto più corruttibile e quindi corrotta. Di semplice manovrabilità. Difatti i risultati sono evidenti a tutti. Sono catastrofici. Frutto di una capacità manageriale di infimo valore morale, etico e professionale.
Un sistema dirigenziale e politico che ci piloterà all’autodistruzione.

L’unica nostra potenziale salvezza  dovremmo porla non nelle nuove sigle politiche (con i gli stessi manovratori se non addirittura con le medesime facce) ma guardare ai nuovi volti che si affacciano sulla scena e che  vogliono distinguersi senza farsi risucchiare dal vecchio.
L’unica nostra salvezza sarà un popolo cosciente e presente. Che partecipi a cancellare per sempre, dalla lista della storia, quei nomi che hanno prosciugato la vita di noi tutti.
Una classe politica nuova che nasca rapidamente prima che l’esistente la plagi. Una nuova classe politica che cancelli dalla storia la corruzione che endemicamente ha attraversato 2000 anni. Dalla grande Roma fino ad oggi.
Che porti a realizzare ciò che desideriamo ma che non pratichiamo.
Che vorremmo per i nostri figli ma che non esercitiamo abbastanza per loro.
Ma questo popolo è davvero pronto al riscatto morale?
Questo popolo è davvero disposto a riabilitare l’Etica?
E’ davvero deciso a redimere la classe al comando, disonorevole e vincolata alla sola logica del proprio interesse, sia i loro subalterni, cioè noi tutti?
 ha disonorato e vincolato ai soli interessi?
E’davvero così desideroso di riconquistare un virtuoso processo di riabilitazione etico-morale?
I nostri figli attendono. La nostra unica speranza è che diventino migliori di noi. Incodizionatamente e indissolubilmente migliori di noi.

giovedì 2 agosto 2012

Sanità vs. Istruzione. E' Guerra?

Con l'avvento della crisi è evidente che le risorse che si hanno a disposizione sono minori a fronte delle immutate voci di spesa.  Il caso italiano presenta un rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo (il cosidetto rapporto debito-PIL) pari a 120%. Ovvero lo Stato spende, durante l'anno, il 20% in più di quanto produce. Due sono sostanzialmente le politiche attuabili. L'una l'opposta dell'altra.
Agire tramite politiche espansive, volte a far ripartire la domanda e quindi spostare la curva IS Keynesiana verso dx, oppure quella tanto amata dai nostri politici. Aspettare tempi migliori. Magari dopo il proprio pre-pre-pre pensionamento da parlamentare.

Le spending review, termine nobile inglese che in realtà potrebbe celare  l'annientamento dello stato sociale, è iniziata ben prima dell'arrivo del Professor Monti. Il problema è che l'abbattimento dei costi è stato effettuato con estrema e viziata dovizia di particolare. Infatti risulta evidente come le due importanti voci della spesa pubblica come sanità e istruzione abbiano avuto un'occhio di riguardo totalmente diverso. Nel comparto istruzione troviamo infatti la riforma Gelmini che è stata fatta passare attraverso una parola meritoria, per l'appunto meritocrazia, la quale è stata usata come specchietto per le allodole, che oltretutto saremmo noi, dalla Gelmini e il suo governo. Il risultato è stato quello di ridurre ulteriormente  l'investimento per costruire l'eccellenza che, negli altri paesi, invece che subire tagli riceve, anno dopo anno, ulteriori finanziamenti.

Il settore sanità, nonostante le tante promesse fatte dai politici in seguito agli innumerevoli servizi riguardanti gli assurdi sprechi in giro per tutta Italia, non sembra subire perdite di rifornimenti finanziari.

Meno soldi per l'istruzione dei nostri figli, che dovranno tirar su le sorti di questo sgangherato paese e, dall'altra parte, costi della sanità da far impallidire gli altri stati di diritto.

Proviamo ora a vedere questa nuova guerra sotto un altro punto di vista.

Un migliore accesso e una sempre maggiore disponibilità di cure mediche (per anziani e non) fa ovviamente innalzare la speranza di vita per età specifiche. Riducendo soprattutto il tasso di mortalità delle fasce di età avanzate. Praticamente, nel giro di qualche decennio, potremmo ritrovarci dei reali Highlander in casa. O magari già noi potremmo diventarlo.

Invero se lo Stato ha a disposizione risorse X, ovviamente di quantità finita, è lecito e forse banale pensare che una continua e progressiva crescita di investimenti nel settore sanità comporterà una percentuale di PIL investito nel comparto istruzione decrescente in maniera proporzionale. A meno che non si decida di tagliare, in favore dell'istruzione, da qualche voce poco utile, ad esempio la difesa. Cosa impossibile. Ma si corre il rischio di uscire troppo dal seminato.

La nascita della competizione tra la sanità, oramai diventata un macabro business a tutti gli effetti,e gli altri settori strategici come istruzione, ambiente, giustizia, ecc, è ormai realtà.

Il circolo vizioso che si viene così a creare è di dimensioni devastanti. Bisogna tener conto e considerare che ciò viene ignorato dalla gran parte dell'opinione pubblica.

Un aumento della spesa sanitaria ha come conseguenza diretta quella di allungare la vita. Questa decrescita del tasso di mortalità durante la vecchiaia fa aumentare la domanda di cure mediche che, con il passare del tempo, vedrà aumentere il loro tasso di componente tecnologica e quindi del loro prezzo! Tutto sarà sempre più caro!

Questo unito alla ferrea volontà di trasformare il nostro stato sociale, forse già ex, in un sistema liberista e privatizzato americano, potrebbe dare un super boost alle cricche e logge di potere, sempre pronte, come avvoltoi famelici, a gettarsi sui resti di un debole stato come il nostro.