Con l'avvento della crisi è evidente che le risorse che si hanno a disposizione sono minori a fronte delle immutate voci di spesa. Il caso italiano presenta un rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo (il cosidetto rapporto debito-PIL) pari a 120%. Ovvero lo Stato spende, durante l'anno, il 20% in più di quanto produce. Due sono sostanzialmente le politiche attuabili. L'una l'opposta dell'altra.
Agire tramite politiche espansive, volte a far ripartire la domanda e quindi spostare la curva IS Keynesiana verso dx, oppure quella tanto amata dai nostri politici. Aspettare tempi migliori. Magari dopo il proprio pre-pre-pre pensionamento da parlamentare.
Le spending review, termine nobile inglese che in realtà potrebbe celare l'annientamento dello stato sociale, è iniziata ben prima dell'arrivo del Professor Monti. Il problema è che l'abbattimento dei costi è stato effettuato con estrema e viziata dovizia di particolare. Infatti risulta evidente come le due importanti voci della spesa pubblica come sanità e istruzione abbiano avuto un'occhio di riguardo totalmente diverso. Nel comparto istruzione troviamo infatti la riforma Gelmini che è stata fatta passare attraverso una parola meritoria, per l'appunto meritocrazia, la quale è stata usata come specchietto per le allodole, che oltretutto saremmo noi, dalla Gelmini e il suo governo. Il risultato è stato quello di ridurre ulteriormente l'investimento per costruire l'eccellenza che, negli altri paesi, invece che subire tagli riceve, anno dopo anno, ulteriori finanziamenti.
Il settore sanità, nonostante le tante promesse fatte dai politici in seguito agli innumerevoli servizi riguardanti gli assurdi sprechi in giro per tutta Italia, non sembra subire perdite di rifornimenti finanziari.
Meno soldi per l'istruzione dei nostri figli, che dovranno tirar su le sorti di questo sgangherato paese e, dall'altra parte, costi della sanità da far impallidire gli altri stati di diritto.
Proviamo ora a vedere questa nuova guerra sotto un altro punto di vista.
Un migliore accesso e una sempre maggiore disponibilità di cure mediche (per anziani e non) fa ovviamente innalzare la speranza di vita per età specifiche. Riducendo soprattutto il tasso di mortalità delle fasce di età avanzate. Praticamente, nel giro di qualche decennio, potremmo ritrovarci dei reali Highlander in casa. O magari già noi potremmo diventarlo.
Invero se lo Stato ha a disposizione risorse X, ovviamente di quantità finita, è lecito e forse banale pensare che una continua e progressiva crescita di investimenti nel settore sanità comporterà una percentuale di PIL investito nel comparto istruzione decrescente in maniera proporzionale. A meno che non si decida di tagliare, in favore dell'istruzione, da qualche voce poco utile, ad esempio la difesa. Cosa impossibile. Ma si corre il rischio di uscire troppo dal seminato.
La nascita della competizione tra la sanità, oramai diventata un macabro business a tutti gli effetti,e gli altri settori strategici come istruzione, ambiente, giustizia, ecc, è ormai realtà.
Il circolo vizioso che si viene così a creare è di dimensioni devastanti. Bisogna tener conto e considerare che ciò viene ignorato dalla gran parte dell'opinione pubblica.
Un aumento della spesa sanitaria ha come conseguenza diretta quella di allungare la vita. Questa decrescita del tasso di mortalità durante la vecchiaia fa aumentare la domanda di cure mediche che, con il passare del tempo, vedrà aumentere il loro tasso di componente tecnologica e quindi del loro prezzo! Tutto sarà sempre più caro!
Questo unito alla ferrea volontà di trasformare il nostro stato sociale, forse già ex, in un sistema liberista e privatizzato americano, potrebbe dare un super boost alle cricche e logge di potere, sempre pronte, come avvoltoi famelici, a gettarsi sui resti di un debole stato come il nostro.
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