Osservando i dati forniti dalle Nazioni Unite riguardanti gli indicatori demografici del mondo e dei suoi continenti è possibile valutare come il tasso generico di natalità sia passato da 3,73% nel periodo 1950-55 a 2,21& nel 1995-2000, a fronte di un decremento più netto del tasso generico di mortalità che è stato rispettivamente di 1,97% durante 1950-1955 e di 0,89% nel 1995-2000.
Ciò che si può evincere da i dati sopra elencati è che , fortunatamente, si nasce meno rispetto al boom demografico che si è registrato successivamente alla fine del secondo conflitto mondiale. Deve risultare tuttavia altrettanto evidente che anche la mortalità si è drasticamente abbassata. Se però ogni 1000 abitanti terrestri ne nascono in media circa 22, sempre su quel campione di 1000 ne muoiono solamente 9. Esiste quindi un problema relativo all'insostenibile ritmo di crescita della popolazione mondiale? Forse.
A fronte di un aumento di e0, ossia della speranza di vita alla nascita passata rispettivamente da 46,5 anni (nel 1950-1955) a 65 anni (nel periodo 1995-2000), è forse possibile pensare che, a livello mondiale, non è mai stata implementata una politica demografica che affrontasse il problema delle sempre più crescenti aspettative di vita.
Osservando il TFT, ovvero il numero medio di figli che una donna metterà al mondo nella sua esistenza con l'evento mortalità switchato ON, è possibile fare delle importanti valutazioni.
Il valore 2,82 significa che i genitori procreanti saranno sostituiti da 2,82, circa 3 quindi !
Ma è giusto parlare di tasso di sostituzione familiare?
Con il continuo aumento della speranza di vita mondiale potremmo rivedere forse il concetto di tasso di sostituzione. Infatti, tradizionalmente, si potrebbe pensare che quando i genitori abbiano procreato il loro numero di figli scompaiano lasciando, tutto d'un tratto, il loro posto ai loro discendenti.
La realtà però è diversa, in maniera disarmante. I genitori infatti non muoiono, e non avranno intenzione di farlo per molti anni a venire. Potremmo quindi ipotizzare che le risorse che prima venivano suddivise tra i due coniugi, nel breve-medio periodo dovranno essere distribuite per 5? Ovvero la somma tra i 2 genitori e i circa 3 figli?
Questo risulta essere il vero problema dietro sigle, acronimi e definizioni accademiche. L'infausto e drammatico punto è quello delle risorse che di fatto non crescono e non potranno mai raggiungere il forsennato ritmo della crescita della popolazione mondiale e della sempre più connesso aumento della speranza di vita.
La gente non ama soffermarsi su questi "particolari". Si preferisce pensare e credere che comunque tutto non è un problema, o che non ci riguarda in questo momento. Magari toccherà alle future generazioni porselo, affrontarlo e risolverlo. Fatto sta che i dati passano sempre inosservati. A parte accademici, ricercatori, docenti e cittadini del mondo che vogliono capire cosa succede e cosa ci aspetta, la restante parte del pianeta giace nel limbo fatto di oggetti e prodotti che tra qualche decennio incominceranno a diventare desiderio di altri. Quegli altri che, ora, sono quelli affamati e poveri. Purtroppo loro sono la maggioranza, non noi.
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